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Poesie in Sardo

Su mundhu de sa poesia de Cristoforo Puddu - Giugno 2016

 AMMENTENDHE SOS MANNOS - Gavinu Contene di Siligo:  mitico poeta dal verso brillante

 

Dàdebos, catedduzzos, a un’ala

ca est bintrende su leone mannu.

Gavinu in  Utieri faghet dannu,

cantende in poesia, in custa gala.

Parte ‘eo che los mando in ora mala,

 e parte che los ponzo in duru affannu.

Si che hat calicunu incompetente

si allontanet immediatamente.

 

Il poeta, mentre un applauso riempie la piazza e sottolinea la gradita chiusura del suo intervento, ha lo spirito di aggiungere una ulteriore serrada, che infervora maggiormente l’appassionato pubblico:

Si che nd’hat calicunu menguante,

s’allontanet a trottu in dun’istante.

Questa è una delle tante otadas di Gavinu Contene, con il “rafforzativo” di due versi extra,  che corrono ancora, indelebili nella memoria popolare dei cultori della poesia estemporanea e del mitico poeta dal verso brillante e “sempre fresco, cristallino, brioso e geniale”. Tiu Gavinu, tra gli aèdi sardi che contribuirono allo sviluppo ed evoluzione della gara poetica (con i vari poetes Cubeddu e Pirastru di Ozieri, Testoni di Bonorva, Moretti di Tresnuraghes, Farina di Osilo, etc…), è certamente il più amato e ricordato per l’arguta prontezza nel cesellare ottave memorabili di rara intelligenza; la stessa cerchia degli illustri colleghi gli esternava stima, definendolo altu monte, su zigante e de sos poetas su mastru.

Gavino Luciano Contini (…impositum est nomen Gavinus Lucianus, come risulta dall’atto di battesimo, redatto in latino, dal proparochus sac. Petrus Aloysius Silvano) nasce a Siligo il 12  dicembre del 1855, da Antonio e Mariantonia Porcheddu, in una modesta abitazione del rione “Sa Niera”. Gavinedhu, dopo aver conseguito la terza elementare, inizia con l’aiutare il padre contadino e, sorte comune a tanti giovanissimi sardi, trova occupazione da pastorello nella vicina Ploaghe -che con particolare affetto “considerò sempre sua patria di adozione” (Gavinu Contene di don Giommaria Dettori, 1983)- e successivamente servo-pastore presso dei ricchi allevatori di Siligo. Intanto coltiva la passione per la lettura, che alimenta con trattati storici ed opere poetiche. Nel 1875, a vent’anni, decide di arruolarsi nel Corpo delle Guardie Regie per garantirsi “una sistemazione stabile e decorosa”. In occasione del genetliaco di Vittorio Emanuele II, ammesso a Corte Reale, e grazie al suo talento poetico espresso “con un brindisi augurale in lingua sarda”, gli viene riconosciuto un premio vitalizio. Successivamente prestò servizio tra gli Agenti di Custodia, finché una malattia, nel 1890, mentre si trovava ad operare nel carcere di Castiadas, non lo costrinse al prematuro congedo. Si stabilì a Siligo, dove risiedevano le due sorelle Raimonda e Anatolia, e si dedica esclusivamente alla poesia. In breve tempo acquista grande prestigio e il suo nome è tra le “stelle” che garantiscono attrazione e successo certo ad ogni gara, con mitiche disputas. In venti anni di attività diviene uno dei cantadores leggendari; amato dalle popolazioni sarde è tra i più richiesti sui palchi dell’Isola. Gavino Contini muore a Siligo, il 24 luglio del 1915, improvvisando un’ottava di ringraziamento al canonico Fiocca che gli ha somministrato i sacramenti (confessione, comunione ed estrema unzione) e lo assiste nell’ora estrema. L’avv. Michele Saba, nel “Giornale d’Italia” dell’8 agosto 1915, ricorda e commemora il poeta silighese: “Era pronto e arguto, vivace e armato di ironia, non dimentico di una sensibilità primitiva che la vita errabonda, ch’era costretto a vivere, non poteva del tutto sopprimere. Popolarissimo nei villaggi che lo avevano spesso applaudito e incoraggiato, piaceva soprattutto per l’arguzia che infiorava i suoi versi…”.

Ai tempi di Tiu Gavinu, l’arte poetica estemporanea in Sardegna -tradizione di remote origini e consimile a forme di disputa lirica e teatrale del mondo ellenico antico- risultava essere radicata e praticata principalmente in tutto il Logudoro. Ampia documentazione, sull’improvvisazione in limba sarda con l’uso dell’ottava rima, si ha comunque a partire dal ‘700 e ‘800, con le pubblicazioni di Matteo Madao (Armonie dei sardi, 1787), di Vittorio Angius (Su gli improvvisatori sardi, 1839) e del canonico Giovanni Spano (Ortografia sarda nazionale, 1840). La “prima” gara poetica pubblica e ufficiale, regolamentata da una giuria e con compenso al vincitore, si ebbe a Ozieri in occasione della festa della Vergine del Rimedio, il settembre del 1896 nella piazza Cantareddu. Il primo premio (su pannu) venne assegnato ad Antonio Cubeddu (Ozieri, 25 aprile 1863 – Roma, 23 settembre 1955), principale e determinante promotore dell’iniziativa che conquistò la Sardegna intera.

 

Rundine

 Bella rundine ch'a bolu
Atraessas ogni mare,
Benis a mi saludare
Dae no isco cale logu!

Bola ar

 

Cando fimus nieddos

Cando fimus nieddos

 

Cando fimus nieddos nois

in unu chizolu cuados,

timende puru 'e faeddare,

timende 'e isbagliare,

fit onzi 'orta chi essiaimus,

che canes cue non b'intramus.

Chentza pedde de colore

fit s'ojada a sebestare.

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Su mundhu de sa poesia de Cristoforo Puddu - Maggio 2016

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Bisonzu tribb

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Nel proseguire le pagine della rubrica di poesia

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