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“Raighinas”: un viaggio nella storia del Gremio e del giornalismo sardo

Domenica 27 maggio si è tenuta, nella sede centrale del Gremio, la conferenza titolata “Raighinas” (radici): un’occasione per approfondire le vite di alcune figure di grande rilevanza per la comunità sarda di Roma, quali senz’altro furono Felice Crespo e Mariano Pintus e per ripercorrere la storia de “Il Messaggero sardo”, giornale che ebbe, per 40 anni nella versione cartacea, il merito di fungere da collante per le comunità sarde dislocate in vari paesi del mondo. Da qualche anno, interrotta, purtroppo, la edizione su carta rimane quella on line, comunque interessante e seguita. 

 

Ha aperto la giornata, coordinata dall’attuale presidente del Gremio Antonio Maria Masia, il ricordo del Comm. Felice Crespo, primo presidente dell’Associazione dei Sardi di Roma e organizzatore del Primo Congresso Regionale Sardo a Castel sant’Angelo nel 1914.

Grazie al puntuale e fondamentale contributo della pronipote Maria Cristina Crespo è stato possibile approfondire la figura di Felice Crespo che, oltre alla preziosa attività nell’ambito della comunità sarda di Roma, nel corso della sua carriera professionale ebbe il merito di introdurre, da dirigente al Ministero del Tesoro, l’istituto della cessione del quinto dello stipendio, la nota formula di prestito che agevola i dipendenti in difficoltà economica e viene incontro, tuttora, alle esigenze di moltissimi italiani.

Grazie a documenti e fotografie si è ripercorsa la storia di questo grande sardo, dalle origini spagnole che rimandano alla cittadina castigliana di Burgos (origine, quella iberica, comune a molti conterranei) fino al sopracitato impegno amministrativo nella capitale. In quella circostanza nacque il contatto con Pasquale Marica, futuro fondatore del Gremio dei Sardi nel 1948, venuto a Roma come segretario presso il Ministero del Tesoro.

Si è poi passati al ricordo di Mariano Pintus, giornalista e parlamentare (tra le file della DC), nonché settimo presidente del Gremio dei Sardi. Grazie ad un’attenta e minuziosa opera di documentazione il dott. Antonio Casu (attuale dirigente della Biblioteca della Camera dei Deputati)  ha ricordato i numerosi interventi di Mariano Pintus in sede parlamentare, sottolineando l’attenzione da lui rivolta alle questioni riguardanti la sua terra natia, da ricondurre in ogni caso all’interno di un’opera di più vasto interesse nei confronti delle vicende nazionali.

Si è poi palesata, nell’intervento dell’on. Mario Segni, la vicinanza effettiva e concreta di Mariano Pintus al popolo sardo, vicinanza che in tempo di elezioni politiche gli garantiva, nonostante fosse meno in vista rispetto ad altri suoi colleghi più famosi e blasonati, un vasto e spesso diffuso consenso nell’elettorato sardo.

L’attività strettamente giornalistica e con prevalente attenzione all’Europa unita di Mariano Pintus è stata poi approfondita nell’intervento di Carlo Curti Gialdino, professore ordinario di diritto europeo presso la facoltà di Scienze Politiche dell’università La Sapienza di Roma, il quale tra il 1975 ed il 2000 collaborò con la “Rivista di diritto europeo” di cui il sardo fu fondatore assieme a Riccardo Monaco. Centrale, come ha ricordato il professor Curti Gialdino, nella vita di Pintus fu l’interesse ed il conseguente impegno per la causa europea, alla quale egli dedicò anche un libro,  “L’Europa delle occasioni perdute” (1979),  nel quale sono contenuti spunti che oggi ritornano quasi profeticamente al centro del dibattito politico (si veda ad esempio la necessità di un’Europa federalista sulle orme del progetto di Altiero Spinelli).

L’ultimo intervento è spettato al figlio di Mariano Pintus, l’avvocato Antioco Pintus, che si è limitato a dipingere un quadro delle fasi iniziali della vita del padre, nato in una famiglia contadina e costretto a spostarsi nella capitale poiché orfano di padre all’età di sei anni a causa di una polmonite che colpì il genitore per i continui spostamenti invernali a piedi da Nuchis a Luras, dove esercitava la carica di segretario comunale. Da quest’ultimo intervento è emerso il ritratto di un uomo che ebbe, per tutta la vita, un profondo desiderio di colmare una supposta lacuna, derivante dalla sua condizione di esule dalla terra natia, attraverso l’adempimento del proprio mandato parlamentare a favore della sua gente.

Grande interesse e partecipazione ha, successivamente, suscitato la presentazione del libro “Sardegna, la grande diaspora” da parte dell’autore Gianni De Candia. La presentazione del testo è stata l’occasione per ripercorrere le vicende che interessarono l’emigrazione sarda, tema centrale del libro, e le profonde storie umane che dietro a questo fenomeno si celano. Necessario, quindi, il ricordo delle peripezie che la gente sarda, in cerca di una vita migliore, dovette passare per ottenere un lavoro lontana dalla propria terra. In proposito si è ricordato il viaggio interminabile tra Genova, Milano, Torino e i paesi d’oltralpe che vedeva protagonisti uomini e donne in fuga dalla povertà.

La comunità sarda, ha spiegato Gianni De Candia, è largamente diffusa in molti paesi del mondo a partire da quelli che videro i lavoratori sardi sfruttati in condizioni aberranti nelle miniere (prime fra tutte quelle belghe) per arrivare ad Argentina e Stati Uniti d’America.

Collante della comunità dislocata in varie parti del globo fu ed è tuttora “Il Messaggero Sardo”, di cui De Candia è editorialista e direttore: un giornale che, attraverso i grandi sacrifici derivanti dalla spedizione internazionale, unisce i cuori di molti sardi tutt’oggi lontani dalla terra natia ma, soprattutto, dalla propria gente.

Particolarmente apprezzata anche l’esibizione della professoressa di Storia del giornalismo presso la Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari Laura Pisano che, accompagnata dalla sua chitarra, ha intonato brani come “Paloma” (opera del compositore basco Sebastian de Iradier), “Historia de un amor” (del panamense Carlos Eleta Almaran) e, pescando nel repertorio regionale, “Dromi fiore meu”: una ninna nanna sarda e “Pensende so” dell’artista Maria Teresa Cau, bravissima ma sfortunata. Morì giovanissima.

I brani fanno parte del concerto “La poetica di Grazia Deleddda e di Gabriel Garcìa Màrquez- Due Nobel a Foghesu” e,  oltre ad essere stati magistralmente interpretati, sono stati resi ancora più interessanti dal fil rouge che li univa: la poetica dei due premi Nobel, conferito alla nostra Grazia nel 1927 e a Marquez nel 1982. I repertori latino americani e sardi hanno saputo infatti esaltare tematiche come quella dell’amore e dell’attaccamento alla propria terra; tematiche  che  verranno ricordate al Festival della letteratura 2018 a Perdasdefogu (30 luglio- 5 agosto).

A chiudere in bellezza lo splendido pomeriggio un rinfresco con prodotti tipici sardi, durante il quale è stato possibile chiacchierare e godere della magnifica vista che la terrazza del Gremio offre sul tramonto romano.

Nella foto da sin. in prima fila il prof. Curti Gialdino, l'avv. Antioco Pintus e l'on. Mario Segni

 Federico Pintus

 

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