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Le scarpette rosse

 Un paio di scarpe femminili, di ceramica rossa. Una scarpa è diversa dall’altra, uniche, incomparabili. Anche la dimensione, non perfettamente identica. Rappresentano esattamente l’universo femminile: variegato, incomparabile, eterogeneo. Queste scarpette, arrivate l’anno scorso come dono alla nostra presidentessa FASI, Serafina Mascia, mi hanno fatto riflettere. Lei, con un misto di commozione e di orgoglio, me le mostra. Mi dice, brevemente che arrivano dalle ceramiste di Oristano. Io le osservo, riflettendo, come accade tutte le volte che sono di fronte ad un’opera di artigianato e di arte.

 

Quanta strada hanno fatto le donne? Molta, nella nostra società occidentale. Emanciparsi dai provincialismi, rendersi indipendenti economicamente e culturalmente, votare e essere eleggibili. Viaggiare, alla ricerca di svago o di lavoro. Emigrare, per affermarsi, studiare o semplicemente per seguire il proprio cuore. Essere imprenditrici, scommettendo su se stesse e sul gruppo che si mette in piedi, dando lavoro ad altre persone.

Quest’anno sono particolarmente felice delle mille attività che le associazioni che aderiscono alla FASI stanno mettendo in campo: marzo è un mese sempre più “Rosa”, di riflessione e di speranza, di solidarietà e di tutela in una realtà politica e sociale che non è ancora del tutto paritaria. I nostri circoli, da sempre animati dalla presenza femminile in molteplici ruoli, hanno dato prova di essere presenze socialmente coinvolte in questi momenti di riflessione sulla parità di diritti tra uomini e donne. A partire dalle attività che vedono ancora la nostra amata Grazia Deledda come ispiratrice, agli incontri di raccolta fondi per la realizzazione di un film sulla realtà delle donne madri single che cercano un lavoro, alle riflessioni su libri e su autori legati alla Sardegna. Da Roma a Milano, da Vicenza a Pisa, tutti i circoli manifestano occasioni per riflettere sulla realtà della donna, nel passato, presente e nel futuro. Le linee tracciate dal Coordinamento Nazionale Donne sono approfondite, declinate e valorizzate dalla fantastica opera delle nostre socie che in più di un’occasione hanno dimostrato il loro lavoro e il loro valore: potente e immenso.

Ricordo anche una polemica che un anno fa, dai commenti su un articolo per la ricorrenza dell’8 marzo ci poneva davanti ad una riflessione. A vedere quanta strada si è fatta, si sarebbe tentate di abbandonare questa festa, di evitare di ricordare questo evento. In fin dei conti, le donne, non hanno ricevuto forse grandi conquiste? Infine, abbiamo il voto, possiamo essere elette, abbiamo parità nell’accesso ricerca del lavoro e nell’accesso allo studio. In molte associazioni siamo presidenti, in tante realtà imprenditrici ed esercitiamo il nostro diritto alla libera circolazione delle idee e delle opinioni. Forse il coordinamento donne ha segnato il suo tempo, ed è arrivato il momento che cessi la sua presenza?

Considerato il fatto che il coordinamento donne era nato in un contesto sociale dove si lottava anche per ottenere la parità di diritti nelle elezioni politiche (parità che ancora non è stata raggiunta, vedi la lotta che in Sardegna vari gruppi di donne e uomini hanno combattuto per la doppia preferenza di genere, e che è tutt’ora in corso) considerata la realtà femminile europea, in cui la disparità di salario tra uomini e donne è ancora una nota dolente di discriminazione delle lavoratrici, considerata la realtà sociale italiana in cui lo stato non si è ancora organizzato in strutture che consentano una maggiore presenza femminile e una facilitazione dei lavori di accudimento familiare, io credo che NO, non è ancora questo il momento per ritenerci soddisfatte e abbassare la guardia.

A partire dal drastico ridimensionamento che la R.A.S. ha operato nel finanziamento delle attività, scegliendo di privilegiare altri progetti e di non considerare affatto le donne, a partire dalla non applicazione della doppia preferenza di genere, arenata dopo un primo passaggio con parere favorevole, a partire dalla vivace realtà artigianale sarda che vede la presenza femminile sempre più incisiva e costante, NO non penso che sia arrivato il tempo per ritenerci soddisfatte. Non credo che l’accontentarci di uno stipendio più basso di quello che verrebbe dato ad un uomo, in un ruolo dirigenziale, sia la strada migliore. Non credo che lasciare costantemente i figli coi nonni per poter svolgere il proprio lavoro sia una conquista di uno stato che applica le parità di occasioni sui sessi. Non credo che le iniziative che hanno come centro la realtà femminile nella società siano da meno delle altre. Se è vero, com’è vero che i giovani vanno aiutati in un percorso di costruzione e affermazione di una nuova identità lavorativa e sociale allora è ancora più vero che anche le donne hanno necessità di affermare la propria parità di occasioni e di riconoscimento economico e culturale. Al di là dello sterile assistenzialismo sto parlando di quelle politiche che mirano a far emergere maggiormente la dignità del lavoro femminile e la parità con quello maschile, permettendo non solo la pari partecipazione ma l’inclusione. Riflettere è d’obbligo, agire un dovere morale e materiale sia maschile che femminile.

La strada percorsa da chi ci ha precedute è stata tanta. Altrettanta strada è tracciata davanti a noi, purché sappiamo riconoscerla, sappiamo percorrerla e indirizzarla a tutte le giovani donne che proseguiranno la nostra opera e a tutti gli uomini che saranno al nostro fianco in questo cammino di parità e fraternità. Sempre con le scarpette rosse ai piedi.

Forza Paris!

Francesca Concas

coordinatrice nazionale Donne FASI

 

 

 

 

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