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I 105 anni dell'ultimo superstite della Grande Guerra

 L’ex Capitano medico Antonio Cadoni, alla soglia dei 106 anni, è una leggenda vivente della Grande Guerra. Già il 4 novembre scorso, era stato ospite della sezione oristanese dell’UNUCI (Unione Italiana Ufficiali in Congedo Italiani) per ricevere una targa commemorativa e parlare della sue esperienza nella Grande Guerra.

 

In quella occasione molte persone avevano fatto richiesta al Consiglio direttivo dell’UNUCI affinché fosse concessa la tessera “ad onorem” all’ex Capitano medico Antonio Cadoni. Inoltrata la domanda al delegato regionale e alla presidenza nazionale dell’UNUCI, la richiesta era stata prontamente accolta.

Il 27 gennaio scorso, Giornata della memoria, nella prestigiosa sede dell’associazione, in via Campanelli ad Oristano, a colui che attualmente viene considerato l’ultimo grande sopravvissuto della Grande Guerra, l’ex Capitano medico Antonio Cadoni, per l'occasione amorevolmente accompagnato dai figli Agostino ed Elisa, nel corso di una suggestiva cerimonia, è stata consegnata la tessera di socio onorario a vita dell’UNUCI.

Per la circostanza, il presidente UNUCI, Sotto Tenente di Vascello, Martino Fadda, ha voluto sottolineare alcuni aspetti della carriera militare del Capitano Cadoni, specificando che «Il dottor Cadoni, con i suoi 105 anni, è l’ufficiale italiano, reduce della Seconda Guerra Mondiale, più anziano ancora in vita».

Nel suo articolato e complesso discorso di ringraziamento, il dottor Cadoni, non è mancato di dare delle sferzate ai giovani di oggi, sottolineando che: “Le ultime generazioni hanno trasformato la libertà in libertinaggio. L’uguaglianza in false identità, arrivando ad equiparare i padri ai pargoletti, vietando di dispensare uno scapaccione correggitore. E che cosa si è ottenuto? Il filosofo Benedetto Croce, allorché nel secolo scorso veniva informato di qualche smargiassata, compiuta dai giovani, era solito esclamare: “Lasciateli arrivare a ventotto anni”. Oggi, al contrario, esistono legioni di quarantenni-bambocci, irrecuperabili, i quali, della scrittura, ignorano la punteggiatura, che conversano usando non più di cinquanta parole. È chiaro che siamo giunti a un’epoca strana, come se il mondo si fosse invecchiato. In Francia l’ha illustrata di recente lo scrittore Michele Onfray, con queste espressioni: “Noi viviamo, io vivo, voi vivete nell’articolazione tra due mondi, tra la fine della civiltà giudaico-cristiana e l’avvento di qualcosa che ancora è vago. La morte di ciò che fu è certa; la rivelazione di ciò che avverrà rimane incerta, anche se le bozze danno un’idea dell’opera futura".

Non sono mancate le poesie che gli sono state dedicate da Giorgio Pani e da Gian Piero Angotzi, quest’ultimo, ne ha composta una molto suggestiva in sardo, che nelle prime strofe dice: “No est mancadu mai su valore/ e hat faddido solu sa fortuna/ ca non b’hat zente sutta sole e luna/ cun sas nostras eroicas virtudes;/ s’amore po sa patria no la mudes/ pesa unu cantu de gloria e de onore”.

L'ex Capitano medico Antonio Cadoni, originario di Villacidro, dove è nato nel 1912, ma ormai si considera oristanese a tutti gli effetti, per aver trascorso gran parte della sua vita in città, dove ha esercitato la professione di dentista, si era laureato giovanissimo, in medicina e chirurgia, a soli 24 anni, nell’Università di Roma. Nel 1938, diventa Tenente medico in servizio permanente effettivo del Regio Esercito Italiano e nel 1939, viene trasferito al Regio Corpo Truppe Coloniali e inviato nell’Africa Orientale Italiana. Fatto prigioniero di guerra, dal 1941 al 1945, viene sballottano in diversi campi di concentramento, prima in Eritrea, poi nel Sudan Anglo-Egiziano, in Sud Africa e negli Stati Uniti d’America. Lo congedano col grado di Capitano medico nel 1947. Nel 1948 prende la specializzazione in Odonto-Stomatologia e Protesi Dentaria e nel 1952 si stabilisce ad Oristano, dove esercita la libera professione sino al 1991.

Quando gli mancano nove anni al compimento del secolo di età, decide di donare tutta la sua attrezzatura e la sua biblioteca, al Seminario Arcivescovile di Oristano, che allestisce un’apposita sala denominata “Museo Cadoni”. L’ex Capitano Cadoni, ha anche trasportato i suoi ricordi e le sue esperienza in diverse pubblicazioni, veri e propri documenti su un passato che ci deve sempre servire per non commettere più certi errori.

Gian Piero Pinna

 

 

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