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Pettinengo: 8 luglio - Casa di emigrati donata alla Regione sarda

 Sabato 8 luglio alle 21, a Pettinengo, in canton Gurgo, nell’oratorio di s. Grato e s. Eusebio, conversazione con Aldo Brigaglia che arriverà da Cagliari per illustrare la “Madre dell’Ucciso”, opera marmorea di Francesco Ciusa esposta a Pettinengo nelle sale del Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli – Ingresso libero.

In concomitanza con l’arrivo di Aldo Brigaglia, a Pettinengo, in via Fiume, 12, verrà apposta una targa “istituzionale” a fianco della porta d’ingresso del bene extraterritoriale donato alla Regione Autonoma della Sardegna in memoria di Gastone Mazzia (1940-2013).

 

Nato a Saint-Étienne-de-Cuines, nel Dipartimento della Savoia, alle spalle del Monte Bianco, Gastone è uno dei tanti biellesi nati lontano dai luoghi di origine. È figlio di Maria Locca e di Luigi, decoratore che all’inizio degli anni Trenta del Novecento aveva attraversato le Alpi. Nel 1943, durante l’occupazione nazista, la famiglia fugge dalla Francia per riparare a Pettinengo nella casa dei padri. Finita la guerra, nel 1945 la famiglia si trasferisce a Bordighera e, poi, definitivamente a Sanremo dove Gastone può studiare da geometra. Conseguito il diploma e fatto il tirocinio, il giovane apre lo studio nella centralissima via Garibaldi. Uomo probo e giusto, stimato e apprezzato da tutti. Con la prematura scomparsa, la moglie Grazia Maria Lanza decide di donare la nuda proprietà alla Regione Sardegna e l’usufrutto della casa di Pettinengo alla Comunità dei Sardi di Biella affinché le pareti di quell’abitazione di emigrati biellesi possano accogliere e conservare memoria anche di altre migrazioni.
Nell’accettare il dono, il circolo “Su Nuraghe” istituisce il Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli recentemente inaugurato a Pettinengo, affidando alla ditta Rossato Coppe di Sostegno l’incisione della targa con le insegne regionali.

Anche in questo caso, strade di popoli si incontrano e si intrecciano: Carla Caldera, nativa di Sostegno, titolare dell’impresa familiare, ha sposato Lorenzo Rossato, padovano, giunto da bambino insieme alla famiglia, che dopo l’alluvione del Polesine si è trasferita a Ghislarengo. In età adulta divenne saldatore di oleodotti per l'Italia e, poi, ferroviere; appassionato di ciclismo, ricoprì le cariche di giudice di gara nazionale F.C.I. e di presidente “UCAB 1925 Biella”(Unione Ciclo Alpina Biellese). Nel 1980 diede vita con la moglie all'attività di fornitura di coppe, targhe e medaglie per enti e istituzioni, società sportive e culturali. Nel corso degli anni il figlio Alessio è entrato a far parte dell'attività, introducendo nuove ed innovative tecnologie di lavorazione.

Nella foto: Alessio Rossato mostra la targa da lui realizzata

 

Simmaco Cabiddu

 

 

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