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Poesie in Sardo

Su mundhu de sa poesia de Cristoforo Puddu – Abrile 2017

 Aquilino Cannas: cantore di Cagliari e della sua gente

 Aquilino Cannas (Cagliari, 1914 – 2005) - direttore della rivista S’Ischiglia per un decennio, dal 1981 al 1991, dopo la scomparsa dello storico direttore e fondatore bonorvese tiu Anzelu Dettori- è stata stimata e distinta figura di animatore culturale, di scrittore impegnato nella valorizzazione e tutela storico-ambientale del’Isola e della sua Cagliari (vi era nato nel quartiere di Villanova) e senza dubbio uno dei maggiori poeti in limba “nella variante campidanese e specificatamente cagliaritana”.

 

Negli anni ’80 il poeta Cannas conquista ambiti riconoscimenti, tra gli altri l’Ozieri e il Premio Internazionale Taormina, con una produzione lirica che evidenziava l’amore e il forte legame alla Città natia e la profonda conoscenza dell’anima e identità della sua gente, sempre rappresentata con partecipata umanità e fraterna solidarietà. Visse sempre a Cagliari, se si esclude la parentesi bellica della seconda guerra mondiale con il richiamo da ufficiale di cavalleria in Africa, dove divenne funzionario dell’amministrazione regionale e maturò una vena poetica di autentica “sardità”, attingendo linfa dalle profonde viscere della sua amata Città e osservando -anzi vivendo- con sensibilità i problemi dall’interno. Svolse intensa e vivace attività pubblicistica -anche con rubriche (ricordiamo “Ditelo in sardo”) su L’Unione Sarda e collaborazioni a La Nuova Sardegna, Tutto Quotidiano, Gastronomia Sarda, Altair, etc.- ed è stato tra i fondatori della rivista Nur: a lui si deve il conio della dibattuta espressione “nuraghia”. Originale e apprezzato autore ha pubblicato il volume di brevi prose in italiano Le bianche colline di Karel (Sardegna Nuova, Cagliari, 1972); il poemetto Arreula! (Edes, Cagliari, 1976) e le sillogi Disterru in terra (TAIM, Cagliari, 1994), che Giovanni Lilliu definì poesia “suggestiva e penetrante, affidata a una precisa e talvolta preziosa ricerca linguistica” con “un filo polemico di fondo indirizzato a salvaguardare i valori di identità della Sardegna”, e Mascaras casteddaias (Aipsa, Cagliari, 1999) che l’appassionata introduzione di Giuseppe Podda eleva e riconosce ad Aquilino Cannas l’alloro di titolato “cantori de Casteddu” e di quel popolo rappresentativo e verace dei quartieri storici di Castello, Marina, Stampace e Villanova, dove “luoghi e persone si intersecano in una traccia narrativa che diventa dinamica escursione nella vita e storia di una città”. Le liriche del Cannas impersonano e riflettono i particolari e dolorosi aspetti dei quartieri (es.: Pensamentus de unu becciu piscadori de sa Marina) e complessivamente su Cagliari, ma sovente tesse anche autentici atti d’amore lirico che ne esaltano la bellezza in una naturale cornice di luce e mare. Si propone la lirica Is cantoris -con traduzione di Tonino Ledda, poeta ed ideatore del Premio Ozieri- in cui si magnificano gli uomini impegnati nei canti e riti della Settimana santa.

                                                                                                                                                  

IS CANTORIS

 

Cantoris de Biddanoa

de Santu Cristu

e de Santu Anni

estremaus e dignus

cantoris de Cida Santa

a campanas ammutaras

bistius de penitenzia

e gutturus inchietus

apparaus e obertus

arrubius de izzerrius

contra a is traitoris

cantoris de pena e de doloris

avattu a su Crucifissu

 

po is antigas arrugas

de Biddanoa

in mesu a su bonu

antigu populu de Biddanoa

a fentanas

de cinixalis mantas amuradas

e nenniri in is antigas domus

de Biddanoa

nenniri de scuriu marriu

nenniri de affinu

poi s antigas cresias

de is cantoris

 

maistus ferreris e fusteris de primori

maistus cantoris de is Misteris

e de Resurrezioni

candu a s’Incontru

in totunu a su noeddu arrepiccu de is campanas

de arrepenti nd’arziada a celu

sa grandu boxi insoru

e de asulu incrispiat

cun s’allutu ischiliu de is varzias in rodia: Gloria!

Gloria! Gloria currit po s’antiga Biddanoa!

 

E’ gloria: in Biddanoa de Casteddu.

 

(I CANTORI. Cantori di Villanova di Santo Cristo e di San Giovanni meravigliosi e degni  cantori della Settimana santa a campane mute vestiti di penitenza e gole sdegnate tese e aperte rosse di grida contro i traditori cantori di pena e di dolori dietro il Crocifisso

per le antiche strade di Villanova in mezzo al buono antico popolo di Villanova a finestre di cinerini drappi abbrunate e fior di grano nelle antiche case di Villanova grano pallido di buio grano d’angoscia per le antiche chiese dei cantori

maestri fabbri e falegnami eccellenti maestri cantori dei Misteri e di Resurrezione quando all’Incontro in tutt’uno al novello suono delle campane a stormo d’improvviso sale al cielo la gran voce loro e d’azzurro vibra con l’acuto grido dei rondoni roteanti in volo: Gloria! Gloria! Gloria riecheggia per l’antica Villanova!

E’ gloria: in Villanova di Cagliari!)

Cristoforo Puddu

 

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