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Emigrare col desiderio di restare. Riflessioni sul libro “Sardegna. La grande diaspora”

 

 Il Circolo "4 Mori" di Rivoli, nell’ambito della XIII edizione della Settimana Culturale Sarda “La Sardegna incontra il Piemonte”, ha organizzato la presentazione del libro “Sardegna. La grande diaspora. Memorie e ricordi dei 40 anni della cooperativa ‘Messaggero Sardo’ (1974-2014)” di Gianni De Candia. Oltre l’autore sono intervenuti il presidente del Circolo, Renzo Caddeo, la scrittrice Bruna Murgia, e il giornalista Paolo Pulina, dell’Esecutivo della FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia). Pubblichiamo qui di seguito il testo del contributo alla discussione letto da Bruna Murgia.

 

Il libro di Gianni De Candia si legge con interesse crescente. Via via che gli occhi scorrono le pagine, nella mente si prefigurano le immagini di un fenomeno che ha cambiato la vita di intere famiglie e ha inciso enormemente sullo spopolamento e sull’impoverimento sociale ed economico della Sardegna.

Un libro in cui sono rievocati i ricordi dell’autore che valgono ad alimentare una memoria che non deve spegnersi: in ogni rigo del testo è possibile trovare, afferrare e trattenere, per custodirne l’inestimabile valore, gli avvenimenti che hanno caratterizzato l’associazionismo dei sardi fuori dalla Sardegna. Vi leggiamo l’importanza della nascita dei circoli, la loro assidua attività, incentrata sulla valorizzazione dell’appartenenza alla propria Terra con la quale, man mano che il tempo passava, anziché affievolirsi, col crescere della nostalgia, si rafforzavano i legami.

In ogni pagina ritroviamo la vita pulsante e fiera dei sardi, raccontata a suo tempo dal mensile “Il Messaggero Sardo”, di cui nel testo si riporta la storia della cooperativa che l’ha realizzato. Oggi è possibile seguire e leggere il giornale sul web http://www.ilmessaggerosardo.com/ – ma non è la stessa cosa –. Il web annulla il tempo e lo spazio, per dirla con il sociologo Marshall McLuhan, ma non consente di fermarsi a riflettere sulla notizia per coglierne pienamente l’essenza.

Era nel profumo dell’inchiostro sul foglio di quel giornale che si ritrovava la vita, il respiro dell’Isola e di ogni emigrato ovunque nel mondo.

In questo libro c’è la storia del “Messaggero Sardo”, che ha consentito a noi esuli di sospendere il tempo e ridisegnare lo spazio fisico e affettivo della nostra Terra. Di leggerne e commentarne le notizie con i famigliari, con gli amici emigrati e con quelli rimasti nell’Isola. Restituendo ad ognuno la possibilità di cogliere e prefigurarsi gli accadimenti nell’Isola, durante la sua assenza. Arrivava nelle nostre case avvolto in una fascetta bianca, sporgeva leggermente dalla buca, e ci restituiva un pezzettino delle nostre radici, ancora fortemente ancorate a quella Terra. La fonte a cui attingere la storia di tutte quelle persone che, per ragioni diverse, vivono in altri luoghi, che talvolta tornano nell’Isola, talora ripartono.

Il libro scritto da Gianni De Candia è strumento autentico di informazione sulla costituzione dei primi Circoli, sulla nascita delle Leghe e delle Federazioni, ma è soprattutto luogo fisico in cui gli emigrati si ritrovavano a fare i conti col proprio passato, calato in un presente in cui si rischia di vanificare l’investimento fisico e intellettuale di tutte quelle persone che hanno esportato la Sardegna; perché ognuno ne ha portato con sé una parte, una zolla che si stacca e si riavvicina all’Isola – come evocato dalla copertina –.

È un libro in cui tra le righe troviamo il monito e l’esortazione ad andare avanti, a non lasciare che tutto si consumi nella miopia dei burocrati, sempre attenti a far quadrare il bilancio, praticamente miopi di fronte alle potenzialità sul piano sociale, culturale ed economico dei sardi emigrati. Vi leggiamo le specificità dell’emigrazione sarda, così dissimile da altri processi migratori che hanno interessato l’Italia in generale, nei diversi momenti della storia del secolo scorso, che si spiegano in diversi modi. Dalla insularità alla consapevolezza di poter contare su se stessi prima che su ogni altro, nella coscienza di dover continuare a lottare per non essere dimenticati nel divenire quotidiano e storico sociale.

Lo dimostrano le azioni concrete di attenzione al chiunque è mio prossimo degli uomini e delle donne che l’autore cita nel testo. Mediante la costruzione di un ponte tra l’Isola e il resto del mondo, percorso dai tanti appuntamenti culturali in cui gli emigrati si sono uniti agli abitanti dell’Isola nelle piazze del mondo per farne conoscere significativi elementi socio-antropologici ed economici.

Nei fatti, mediante l’associazionismo, gli emigrati sono coloro che hanno saputo trasporre nella terra di accoglienza l’autenticità dei valori appresi nell’Isola, di modo da non sentirsi soli e sentirsi così un po’ a casa: utili alla propria Terra. E sono loro, infatti, che per primi hanno esportato elementi culturali ed economici esclusivi della Sardegna laddove ancora sconosciuti.

Il libro di De Candia è cronaca antropologica e sociologica: nelle sue pagine c’è la vita delle persone che si sono adattate a nuovi luoghi geografici, a climi rigidi, a lingue e costumi differenti, senza dimenticare i propri. Un popolo indomito quello sardo: “talvolta vinto, ma mai sconfitto”, come scrive l’autore.

Il libro scritto da Gianni De Candia è storia che informa ed emoziona, che racconta e commuove, che àncora il lettore agli avvenimenti e quando ha finito di leggere non può che essergli grato per aver iniziato un cammino di ricerca che merita, come egli stesso afferma, di essere approfondito. Affinché quel grande tesoro che il “Messaggero Sardo” ha accumulato negli anni, non vada perduto, perché in esso vi è la vita di tanti uomini e donne che sono un pezzo di ognuno di noi.

Bruna Murgia

Nella foto da sin. Paolo Pulina, Bruna Murgia, Renzo Caddeo, Gianni De Candia

 

 

 

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