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Renato Morelli e la polivocalità sacro-popolare sarda

 Renato Morelli ha la Sardegna nel cuore, per la quale si è sempre speso con passione e generosità, divenendo (sin dalla fine degli anni Settanta) attivo collaboratore dell’etnomusicologo Pietro Sassu (1939-2001). La sua ultima opera filmica è il documentario «Voci del sacro. Due generazioni di canto “a cuncordu” alla settimana santa di Cuglieri», la cui presentazione ufficiale è avvenuta durante il Concorso cinematografico “Fiorenzo Serra” (prima edizione), tenutosi  a Sassari, dal 25 al 27 novembre.

«Ho dedicato il documentario a Pietro Sassu – ha dichiarato - cui ero legato da profonda amicizia, avendo condiviso numerosi progetti interdisciplinari e multimediali e scritto saggi e libri in comune. Da regista, ho voluto ricordarlo cinematograficamente. Sono onorato di aver ricevuto il Premio nel Concorso “Fiorenzo Serra”, con il quale avevo lavorato negli anni Ottanta durante le riprese cinematografiche in Barbagia. A questi due indimenticabili amici dedico con affetto e riconoscenza tale premio».

Renato Morelli ha condotto numerose ricerche etnomusicologiche riferite alla Sardegna. Con Pietro Sassu, Roberto Leydi e Piero Arcangeli, aveva lavorato alla pubblicazione dell’opera titolata “Canti liturgici di tradizione orale” (con quattro LP, 1988, Edizioni Albatros). Negli stessi anni, lui e Sassu diedero vita a una pionieristica Collana discografica, “Musica a memoria - Repertori di tradizione orale” e “Sardegna - Confraternita delle Voci”, nella quale vennero registrati i canti polivocali dei cantores di Castelsardo, Orosei, Santu Lussurgiu e Cuglieri.

Nel 1988, Morelli completò anche il film “Su Concordu. Settimana a Santu Lussurgiu” (con la consulenza scientifica di Pietro Sassu). Tale documentario fu premiato da Jean Rouge al “Bilan du film ethnographique” di Parigi, nel 1989. Tre anni dopo, Morelli vinse il premio “Miglior film in pellicola” alla “VI Rassegna Internazionale di Documentari Etnografici e Antropologici” di Nuoro, premio ambito anche dal punto di vista finanziario. Morelli decise di destinare l’intero importo ricevuto in premio, alla produzione della collana discografica “Musica a memoria” sopra citata.  «Ricordo la prima volta che ascoltai i cantori di Cuglieri: mi emozionarono. Tutte quelle pause nei canti mi lasciarono sbigottito, i significati di quei silenzi possono essere apprezzati appieno solo vedendo dal vivo i riti e le processioni. Vi è un modo di cantare che presenta diverse affinità con i canti georgiani, come ad esempio il cantare a tre voci camminando, il tenore “falzu”, gli impasti timbrici, le strutture accordali di derivazione colta o semicolta, il modo di stringersi l’un l’altro tenendosi a braccetto. Chi ha avuto modo di osservare da vicino i riti funebri della Georgia sa a che cosa mi riferisco».

Per studiare i riti e i canti polivocali della Settimana Santa in Sardegna è indispensabile approfondire la conoscenza storico-musicale delle comunità confraternali, nelle quali tali canti sono stati tramandati oralmente. Apprezzabile è l’impegno dei cantores per salvaguardare i propri repertori vocali. Tra loro speciale menzione merita Toni Loche, il quale insegnò ai giovani cantori tutte le voci del “cuncordu”di Cuglieri, in modo che potessero perpetuare la pratica dei canti. «Durante le ricerche sul campo, sono rimasto colpito dall’entusiasmo dei giovani cantori, le cui musiche di riferimento sono il rock, il metal, il rap o altri generi moderni. Tuttavia guai a toccargli le tradizioni vocali che hanno appreso sin da bambini dai genitori, con i quali ancora oggi cantano. Nelle riprese cinematografiche ho coinvolto pure le mie due figlie, Bice e Livia. Loro dialogavano con i giovani cantori, io con quelli più anziani, ma tante sono state le situazioni di unione durante i canti, le processioni, i riti liturgici e paraliturgici e nei ritrovi conviviali.  Sono momenti toccanti che i suoni e le immagini spiegano meglio delle sole parole. Sono stato attratto dal rapporto tra le diverse generazioni in relazione al canto polivocale, tema conduttore della sceneggiatura.  Per scelta, ho escluso la voce fuori campo, per far parlare loro, i protagonisti cantori. Questo ha comportato una maggiorazione di lavoro nella selezione dei materiali e in montaggio, ma ciò che conta sono i risultati in termini espressivi».   Durante, la nostra intervista, Morelli ha palesato il disagio degli anni passati, dopo aver provato inutilmente a sensibilizzare amici e studiosi per realizzare un film sui riti pasquali di Cuglieri. Alla fine ha generosamente deciso di sponsorizzare per intero la produzione cinematografica, avvalendosi della collaborazione di Paolo Carboni, Sara Maino, Stefano Menin, Bice Morelli (riprese video e fotografia), Livia Morelli (sonoro in presa diretta) e  Sara Maino al “montaggio”. Nel web, già da alcune settimane, è visionabile il trailer di “Voci del sacro” ( www.youtube.com/watch?v=1llrrBw0R-8), ma la presentazione ufficiale dell’intero filmato è avvenuta proprio a Sassari, in concomitanza con la prima edizione del Concorso “Fiorenzo Serra”. L’opera, della durata di circa quarantacinque minuti, si contraddistingue per un armonioso equilibrio tra le esigenze registiche di rappresentazione visiva, la documentazione etnomusicale e la corretta informazione. Da veterano dell’antropologia visiva, Morelli ha puntato l’attenzione sulla qualità delle riprese in diretta anche in termini sonori, cogliendo l’essenza della ritualità nel vivo degli eventi.

Renato Morelli è un’eccellenza dell’etnomusicologia nazionale avendo pubblicato, in oltre trentacinque anni di attività, poderose produzioni letterarie e cinematografiche. È un intellettuale poliedrico, ricercatore, musicista, saggista e giornalista. Per circa trent’anni, ha lavorato in RAI come regista. Ha realizzato una settantina di documentari, ricevendo più di venti premi internazionali, inoltre, ha dato vita a significative esperienze che integrano musica e teatro popolare.  Diplomato in clarinetto e suonatore di fisarmonica, è attivo come concertista, caratterizzando la propria ricerca strumentale e vocale intorno a tre principali filoni, sintetizzabili con musica Klezmer e jazz (Gruppo Ziganoff, www.ziganoff.it), musica tradizionale del Trentino, Tirolo e Transilvania (Gruppo T.T.T, www.tttquartet.it), canti arcaici dell’arco alpino (Cantori da Vèrmei, saranno presenti a Santulussurgiu, dal 29 al 31 gennaio, durante la manifestazione denominata “Cantigos in Carrela”). 

I lettori del “Messaggero Sardo” potranno approfondire la conoscenza della sua articolata opera interdisciplinare, visionando il suo sito (www.renatomorelli.it).  Il binomio Sassu-Morelli ha rappresentato una vetta della ricerca etnomusicale italiana.

A coloro che volessero conoscere le tappe del lungo percorso di ricerca comune, suggeriamo di scaricare (dal sito) il corposo saggio “Musiche a memoria. Pietro Sassu e il Trentino, fra ricerca, divulgazione e multimedia”, con il quale il regista trentino ha inteso valorizzare la complessa personalità dello studioso sassarese, il quale permane solido riferimento per tutti coloro che hanno a cuore la valorizzazione della musica sarda anche per quanto riguarda la produzione discografica e documentaristico-visiva. 

Paolo Mercurio - etnomusicologo

Nella foto: Cuglieri cantori (archivio Morelli)

 

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