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“Mumenti di ‘ita” di Lia Cossu Pisano

 La Gallura, con pubblicazioni in italiano e in gallurese continua ad essere prolifica. Non è più il tempo di buttar giù opere di poesia e di prosa e di imprigionarle in un cassetto, da dove, nella migliore delle ipotesi, potrà essere l’attenzione affettuosa dei discendenti dell’autore a farle evadere.
È da poco in vetrina “Mumenti di ‘ita”, una raccolta di belle poesie dialettali con traduzione italiana a fronte di Ilia Cossu Pisano, potessa tempiese di sicura ispirazione e di delicato tocco lirico, scomparsa da qualche decennio. Questa volta l’ipotesi è stata proprio ”delle migliori” perché il figlio Pietro e la nuora Lalla, curatori della silloge, non hanno dato permesso alle “sudate carte” di ingiallire irrimediabilmente nel tiretto.


Per gentile concessione dei curatori e di Tomaso Panu che ha introdotto il libro, mandiamo l’intera prefazione per essere pubblicata.
Ilia Cossu (1900-1984), nata a Tempio Pausania, compì i primi studi nell'Istituto San Vincenzo di La Maddalena, dove fu avviata la sua iniziazione alla musica, che rimarrà, insieme alla poesia, la passione della sua vita. L'Istituto vincenziano era ancora retto dalla fondatrice suor Gotland, una principessa tedesca d'alto rango e dal polso rigido, che era nell'isola dell'arcipelago la personalità più eminente. Suor Gotland le fece da madrina e, avendone intuito le doti musicali, consigliò alla famiglia l'acquisto di un pianoforte.
A dieci anni Ilia si esibì con successo nel suo primo concerto in pubblico. Ne seguirono altri, per tutta la vita, a Tempio, a Sassari e in vari centri della Sardegna. Ma Ilia suonava soprattutto per sé, esprimendo con le note musicali il suo sentimento dell'esistenza, la sua risposta alle chiamate della vita. Insegnava la musica: quanti tempiesi hanno appreso da lei l'amore per le note e l'arte del suono!
L'altra passione è stata la poesia, che scaturiva naturale come il respiro dal suo cuore e dalla sua mente, ma che trovò espressione scritta solo all'età di sessanta anni, incoraggiata dal cugino Giulio, poeta anch'egli, la più autorevole figura del circolo poetico tempiese. Anche in questo campo il successo le è stato amico: terzo posto su seicento concorrenti al Convivio Letterario di Milano (Accademia dei Poeti d'Italia), primo posto al Premio di Poesia “Città di Ozieri” con la composizione “Primmaera”. Il presidente della giuria, il linguista prof. Antonio Sanna, scrisse nella motivazione del premio: «...l'incanto di una stagione descritta con immagini fresche e serene, diventa pretesto per giungere all'angoscioso mistero della natura, del tempo, di Dio, con un crescendo di elevazione lirica di sempre più largo respiro». Altre volte riceverà il primo premio fuori concorso.
Premiando un'altra composizione, “La 'ita”, la giuria scrisse: «...Il mistero della vita come dramma intimo è trattato con delicata e originale invenzione poetica. Rapide immagini all'avventura del tempo che passa rattristano l'animo, ma, allo stesso tempo rafforzano la fede ed il desiderio della vita, che si vuole vivere proprio così com'è: impasto di gioie e di dolori inconfessati».
Nella poesia, Ilia esprime un senso esistenziale doloroso ma sereno, rispecchiato in immagini di vita quotidiana semplici ed illuminanti, che ti aiutano a capire ciò che tu, in circostanze simili, hai oscuramente intuito e non sei riuscito a chiarirti.
E' il sentimento del tempo, colto nel fluire delle ore, delle stagioni e degli anni, espresso in versi carichi di nostalgia e di riconoscenza per quel che la vita ti dà, che è sempre più di quel che ti toglie. Alla comprensione dell'esistenza come dolore si accompagna l'amore per essa, che è sempre desiderabile:
 Amu la tarra, la 'ita, lu soli,
li rosi in puppusoni...
voddhu tine' abbaltu lu balconi.
 
Ovunque è, però, presente il presagio della morte, non desiderata, ma attesa serenamente, come porto tranquillo nel quale riposare insieme alle persone care che ci hanno preceduto.
Ilia scrive le sue poesie in gallurese e la nostra lingua sgorga in lei canora nella dolcezza del suo accento, “pieno di forza e di soavità”, non artefatta né ricercata, ma lineare ed efficace: una lingua musicale, come le note del pianoforte in un “adagio”.
La poesia si scioglie in musica e la musica si fa preghiera: è questo il mondo di Ilia,
mundu di soni densi d'almunia
alternati a silenzi misurati
mundu di poesia
chi lu spiritu inalza finz'a Deu
I versi sciolti non fanno rimpiangere la rima, perché il ritmo poetico, il suono delle parole, la musicalità dei versi legano in armonia immagini e concetti, creando un effetto dialogico e un tono familiare. La poesia di Ilia è, infatti, poesia degli affetti familiari, una forma di comunicazione con i componenti della famiglia: il marito, la mamma, il babbo, i figli, i nipoti, tutti quelli che hanno dato senso e calore all'universo della sua esistenza.
“Momenti di 'ita” hanno voluto intitolare i figli questa raccolta, a ventisette anni dalla morte della madre, e il titolo esprime bene questa composizione di ritratti, i cui contenuti sono sempre filtrati attraverso una speciale sensibilità che ne rasserena la visione.
Franco Fresi

 

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